Se a me avessero detto che ad un certo punto della mia vita avrei abitato nella City, non ci avrei mai creduto. Eppure eccomi qui: a scrivere su un Mac davanti ad una finestra, proprio come Carrie Bradshaw.
Per mio marito Thomas, che per natura è un tipo avventuroso (o, come direbbe mia madre, un globe trotter), il trasferimento nella grande mela non è stato affatto un problema. Anzi, è stata una sfida e quasi una necessità.
Personalmente invece, tanto per ribadire il vecchio concetto dell'attrazione dei poli opposti, è stata un'esperienza traumatica. Una vera e propria tragedia. Almeno per la prima settimana.
Desideravo fortemente fare questa esperienza (formativa, professionale, spirituale, mistica e tutto quello che vi pare) all'estero, ma nel contempo non sentivo tutta questa urgenza di cambiamenti. Ho fatto quindi molta fatica a distaccarmi da tutte quelle vecchie e rassicuranti abitudini che avevo prima, nel mio piccolo paese toscano.
Appena arrivata qui ho incontrato la prima difficoltà: la lingua. Non tanto a parlarla, quanto ad ascoltarla e comprenderla.
Conosco l'inglese benissimo. Almeno, credevo di saperlo benissimo in Italia. L'ho sempre usato, all'università e per lavoro, anche in pubblico. Ma qui, ovviamente, l'accento americano è totalmente diverso. E quando parlano veloce (cioè, normalmente), a volte può capitare di fare fatica a seguire il filo del discorso.
Ma non abbiate paura, ci si fa l'abitudine. Per parlare poi, basta ripetere "oh, cool!", una volta ogni trenta secondi circa.
Appena scesi dall'aereo, la prima cosa da fare (oltre a cercarvi un'abitazione) è la MetroCard. E subito dopo imparare a memoria la cartina della metropolitana, che vi servirà per ogni vostro spostamento. La città è ottimamente servita ad ogni ora del giorno e della notte, fin anche nelle zone più periferiche. Se poi volete spostarvi oltre i 5 boroughs, per andare per esempio a Long Island o nel New Jersey, ci sono efficienti servizi ferroviari.
Di solito viene sconsigliato di spostarsi con la macchina, ma io posso dirvi che in realtà (a parte ovviamente Manhattan nelle ore di punta) non ho incontrato grandissime difficoltà alla guida.
Il traffico c'è ed è parecchio, ma anche in questo caso è solo questione di abitudine, con l'aggiunta di un tocco di prudenza.
Fate particolare attenzione ai semafori: solitamente sono posti in alto in mezzo all'incrocio, o addirittura alla fine dell'incrocio stesso.
Familiarizzerete presto con il cambio automatico. A me personalmente non sembra nemmeno di guidare. Ma che ci volete fare, qui piace così. E anche a questo, volenti o nolenti, ci si abitua. Io mi ci sono abituata dopo aver inchiodato per sbaglio una ventina di volte, credendo di premere la frizione.
L'unica cosa noiosa può essere la ricerca del parcheggio, ma, del resto, in quale Paese non lo è? Fate particolare attenzione ai cartelli posti sul marciapiede e soprattutto alla presenza degli idranti: l'auto deve essere parcheggiata ad almeno 5 metri di distanza.
Vi ricordo inoltre che se siete dei semplici turisti potete tranquillamente guidare con la vostra patente europea, mentre se volete trasferirvi qui in modo stabile (con un visto), dovrete sostenere l'esame per la patente americana. Ma tranquilli: non è un procedimento così lungo e costoso come quello italiano.
Passiamo al cibo.
Non so se sia per il fatto che qui a New York vivono molti italiani, ma comunque ho notato, per mia fortuna, che nei supermercati è possibile trovare una vasta scelta di alimenti di casa nostra: l'acqua San Pellegrino, l'olio Bertolli, il Parmigiano, salumi toscani, ecc.
Però è anche vero che, purtroppo, il newyorkese medio non ama perdere il suo prezioso tempo cucinando, nè a pranzo nè a cena. Quindi finisce quasi sempre con l'ordinare qualcosa di già pronto come una pizza da Domino's, qualcosa al take-away cinese sotto casa o il solito panino da fast food.
Un'altra cosa che mi ha sorpresa molto i primi giorni, è l'abitudine di portarsi a casa gli avanzi del ristorante. Cosa che in Italia, con il mio stile di vita, non avrei mai fatto, pena il venire tacciata di essere una poveraccia dal vicino di tavolo snob e spocchioso.
Un ultimo appunto: non viaggiate con molti contanti (anche perchè le banconote da un dollaro sono tanto inutili quanto ingombranti). Qui la carta di credito è uno stile di vita. Si usa per tutto: dal parcheggio della macchina al caffè.



