La prima volta a New York, come il primo bacio, non si scorda mai. Forse perchè partiamo pieni di aspettative, forse perchè ci immaginiamo già a comparsare sul set del prossimo film di Spielberg, fatto sta che quel giorno diventa una data da inserire negli "eventi importanti" del nostro diario su Facebook.
Io quel giorno di dicembre all'aeroporto di Milano ero tutt'un fremito. Ma forse, ora che ci penso bene, era più per la paura di volare per nove ore filate, che per la voglia di vedere la grande mela.
Thomas si è era già stabilito lì da circa due mesi. Non che si fosse ancora pienamente ambientato, ma di sicuro aveva già appreso e fatto proprie molte abitudine americane tipiche, come quella del caffè o delle ciambelle di Dunkin' Donuts.
Parafrasando la canzone di Sting, io in confronto ero una piccola ragazza italiana nella big city, entusiasta delle nuove meraviglie che si mostravano davanti ai miei occhi, ma ancora molto legata ai miei capricci rossi, bianchi e verdi: l'acqua minerale e il parmigiano, ad esempio.
Girammo in lungo e in largo tutto il BJ's per trovare l'acqua San Pellegrino (che a NYC, sappiatelo, tutti vanno avanti a bevande di Starbucks, l'acqua non è la prima fonte di sussistenza come negli altri Paesi del mondo) e il parmigiano grattugiato da mettere sui miei spaghetti al pomodoro. Ma, mi duole dirlo, il gusto non era nemmeno lontanamente paragonabile a quello di casa nostra.
Ovviamente in quelle tre settimane visitammo tutte le mete di rito, quelle del perfetto turista, per intendersi: MoMa, Statua della Libertà, Metropolitan, Empire State Building, etc.
E' vero, salire le scale della metro a Union Square e ritrovarsi catapultati come per magia in un universo fatto unicamente di grattacieli è un'esperienza che non capita tutti i giorni. Ma, non mi stancherò mai di dirlo, New York non è solo Manhattan.
E per fortuna il fatto che Thomas abitasse in quel quartiere poco conosciuto (dai turisti) che è il Queens, mi ha aiutata molto a conoscere altri aspetti della realtà newyorkese.
La cosa che in assoluto mi affascinava di più era scoprire la vita di tutti i giorni; quella fatta di piccole cose, come scambiare i quarti di dollaro per fare la lavatrice sotto casa, prendere le medicine direttamente al supermercato (il che, per un'ipocondriaca come me, è il top), dover capire quanto segna il termometro facendo le opportune equivalenze.
Vi faccio un esempio. Quando per Natale andammo a mangiare a casa di mia zia a Long Island (che poi io la chiamo zia, ma in realtà suo nonno era il fratello di mio nonno, quindi ad oggi non ho ancora ben capito che rapporto di parentela ci leghi), tutta la sua famiglia rimase incredibilmente affascinata dal Pandoro che portai loro in dono. Manco fosse la scoperta della penicillina.
In conclusione, quando mi chiedono come è New York, posso solo rispondere che non è tutto oro quello che luccica. C'è Tiffany e la Quinta Strada, ci sono gli aperitivi fighi sui rooftops, ma ci sono anche tutti quei piccoli negozietti ammassati l'uno accanto all'altro dei quartieri popolari, in cui spesso ho ancora paura di entrare, che forse costituiscono l'anima più vera ed autentica della city più cosmopolita del mondo.




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